Le truffe più comuni quando vendi tech online
Chi ti truffa non improvvisa: usa cinque o sei schemi sempre uguali. Riconoscerli richiede dieci secondi.
· 8 min di lettura · a cura di RespawnIT
La regola che batte quasi tutte le truffe quando vendi online è una sola: non spedire mai niente prima di aver visto i soldi nel tuo conto, verificati dentro l'app della banca o di PayPal e non in una email o in un SMS di conferma. Le truffe più diffuse sono il finto pagamento già inviato, il link di pagamento mandato dal compratore che in realtà ruba i dati della carta, il sovrapprezzo con richiesta di rimborso della differenza, e il reso in cui torna indietro un oggetto diverso da quello spedito.
La regola che ne blocca l'80%
Quasi tutte le truffe che seguono esistono per farti saltare quell'unico controllo, di solito mettendoti fretta. Se ti accorgi che qualcuno ha fretta al posto tuo, hai già capito quello che c'era da capire.
1. Il pagamento «già inviato»
Ricevi una email che sembra di PayPal o della tua banca: pagamento ricevuto, spedisci pure. Il mittente è credibile, il logo è giusto, l'italiano è quasi perfetto. Nel tuo conto, però, non c'è niente.
Come si riconosce: apri l'app. Se il denaro non c'è, non è arrivato, punto. Nessun sistema di pagamento reale ti avvisa per email di soldi che nel conto non compaiono.
2. Il link di pagamento mandato dal compratore
«Ti mando io il link per ricevere i soldi». Il link porta a una pagina identica a quella di un servizio noto, che ti chiede i dati della tua carta o le credenziali della banca per accreditarti l'importo.
Come si riconosce: per ricevere denaro non si inseriscono mai i dati di una carta. Mai. Ricevere richiede al massimo un IBAN o un indirizzo email. Se una pagina ti chiede numero, scadenza e CVV per darti dei soldi, sta prendendoli.
3. Il sovrapprezzo e il rimborso
Il compratore «per errore» ti manda più del dovuto e ti chiede gentilmente di restituire la differenza. Il pagamento in ingresso è falso o verrà annullato; il rimborso che fai tu è vero e definitivo.
Come si riconosce: non esistono errori di questo tipo. Se succede, la risposta corretta è annullare tutta la transazione, non rimborsare la differenza.
4. Il corriere «di fiducia» scelto da chi compra
Insiste per usare un corriere che sceglie lui, spesso poco noto, magari con un ritiro a domicilio da concordare. Il pacco parte, il tracciamento è vago o controllato da loro, e i soldi non arrivano mai.
Come si riconosce: la spedizione la organizzi tu, con un corriere che conosci, con tracciamento e consegna con firma. Se l'insistenza sul corriere è sospetta, lo è.
5. Il reso con l'oggetto scambiato
Vendi un telefono funzionante. Chi compra apre una contestazione, rimanda indietro il pacco, e dentro c'è un altro esemplare rotto, o lo stesso modello con un altro numero di serie. Sulla carta hai ricevuto il reso, quindi il rimborso parte.
Come ci si difende: prima di spedire, fotografa il numero di serie o l'IMEI insieme all'oggetto, e riprendi un video continuo dell'imballaggio, dall'oggetto acceso fino al nastro sulla scatola. Se arriva una contestazione, quel video e quel numero valgono molto più di qualsiasi discussione.
6. Il «non è mai arrivato»
Spedisci senza tracciamento o con un servizio economico senza firma. L'acquirente dichiara di non aver ricevuto niente e chiede il rimborso. Senza prova di consegna, quasi tutte le piattaforme danno ragione a chi compra.
Come ci si difende: tracciamento sempre, firma alla consegna sopra una certa cifra, assicurazione sul valore reale. Costa qualche euro in più e vale come una polizza.
7. L'appuntamento di persona che diventa un'altra cosa
Vendita a mano, luogo isolato, sera. Oppure la banconota che cambia mano mentre tu guardi altrove. Sono le truffe più vecchie e ancora le più efficaci.
Come ci si difende: luogo pubblico, di giorno, con altre persone intorno. Le banconote si contano prima di consegnare l'oggetto e non dopo. Per cifre importanti, l'atrio di una banca è il posto migliore in assoluto.
8. Il finto interesse che diventa phishing
Il messaggio non riguarda davvero il tuo annuncio: serve a portarti fuori dalla piattaforma, su WhatsApp o via email, dove nessuno controlla più niente. Da lì arriva il link, il codice da «confermare», la verifica dell'account.
Come si riconosce: nessun codice ricevuto via SMS va mai comunicato a nessuno, per nessun motivo. Un codice che arriva sul tuo telefono serve a te per entrare da qualche parte: darlo a un altro significa farlo entrare al posto tuo.
Il riassunto che vale la pena tenersi
Se è già successo
Raccogli tutto quello che hai — conversazioni, annuncio, ricevute, tracciamento — e sporgi denuncia ai Carabinieri o alla Polizia Postale, anche online. Segnala l'account alla piattaforma, che spesso ha una procedura di tutela per chi vende. Se c'è di mezzo un pagamento con carta, avvisa subito la banca: entro certe finestre di tempo alcune operazioni si possono bloccare.
E se hai comunicato dei dati, cambia le password e attiva l'autenticazione a due fattori dove non ce l'hai. La truffa raramente finisce con il singolo oggetto.